W L'INFORMAZIONE ABBASSO L'IGNORANZA QUANDO IL SAPERE DIVENTA L'UNICA FONTE DI REALIZZAZIONE PER L'ESSERE UMANO
mercoledì 30 aprile 2008
PRIMO MAGGIO
martedì 29 aprile 2008
DEMOCRAZIA SEMPLIFICATA
lunedì 28 aprile 2008
PAESE DI M...
sabato 26 aprile 2008
DEMOCRAZIA
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica. È un po' una malattia dei giovani l'indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n'importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn'è mica mio!».
Questo è l'indifferentismo alla politica. Si vive in regime di libertà, c'è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch'io! Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica […] Piero Calamandrei – da Discorso sulla Costituzione
Tratto da: MEGACHIP
Ho scelto questo discorso il giorno dopo il 25 Aprile come atto simbolico. La costituzione è la carta dei nostri diritti come cittadini italiani ed ha valore immenso. Per ricordare ancora una volta che, i diritti che abbiamo, non sono frutto del cielo ma di enormi sacrifici umani.
giovedì 24 aprile 2008
25 APRILE
mercoledì 23 aprile 2008
VERSO LA CONSAPEVOLEZZA
martedì 22 aprile 2008
VERSO LA CATASTROFE ?
Ieri sera guardavo un convegno fatto da Claudio Fava e Giulietto Chiesa. Claudio Fava parlava della sua indagine sui sequestri della CIA in Europa indagine , che gli è valsa l'elezione come miglior europarlamentare 2007. A dimostrazione che i politici seri ci sono ancora. In questa esposizione raccontava del caso di Craig Murray: e il suo coraggio della verità . Si tratta di un ambasciatore inglese mandato in Uzbekistan. Dopo qualche tempo, viene in possesso di una foto che ritrae un uomo morto. Mandata a fare analizzare, l' immagine rivela che quell' uomo era stato torturato ed era morto per bollitura. In sostanza era stato bollito. Murray, allora, decide di fare chiarezza sul caso perchè ritiene, che i servizi segreti occidentali tramite queste violazioni, entrassero in possesso di informazioni utili alla guerra contro il terrorismo. Sarà costretto ad abbandonare il suo ruolo diplomatico. Al link sopra si può vedere un bel servizio di Rainews24 sul caso. La seconda parte del convegno dove interloquisce Chiesa invece, tratta delle conseguenze che il riscaldamento globale e la futura crisi energetica potrebbero avere sulle sorti del mondo. Discute del convegno di Bali e del dopo Kyoto, trattato che scade nel 2012. Le nazioni si sono riunite per cercare di contenere il riscaldamento nei 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Questo obbiettivo è seriamente compromesso dal fatto che alcune nazioni come Stati Uniti, Cina e Brasile devono ancora ratificare il trattato. Se non si riuscirà a raggiungere il compromesso, entro il 2015, il riscaldamento non sarà più controllabile e le conseguenze saranno lo spostamento di circa 350 milioni di persone dalle zone aride alle zone vivibili, e 1 miliardo di popolazione mondiale che non avrà più accesso all' acqua. L' unica via di uscita sarebbe cambiare il nostro stile di vita visto che, secondo il club di Roma che è un organismo composto da studiosi ambientali, da 25 anni ormai consumiamo più risorse di quanto la Terra riesca a riprodurre. Infine, l' europarlamentare, conclude denigrando i programmi elettorali che non tengono conto dell' emergenza perchè, a suo dire, approvano uno sviluppo ormai insostenibile. A questo link http://www.arcoiris.tv/index.php potete trovare l' intervista integrale dal titolo: Quei Bravi Ragazzi con Giulietto Chiesa e Claudio Fava
domenica 20 aprile 2008
La società a una dimensione
È possibile distinguere tra bisogni veri e bisogni falsi. I bisogni «.falsi » sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l'aggressività, la miseria e l'ingiustizia. Può essere che l'individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione che debba essere conservata e protetta se serve ad arrestare lo sviluppo della capacità (sua e di altri) di riconoscere la malattia dell'insieme e afferrare le possibilità che si offrono per curarla, II risultato è pertanto un'euforia nel mezzo dell'infelicità. La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono , il bisogno di rilassarsi di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa categoria di falsi bisogni."
Tali bisogni hanno un contenuto e una funzione sociali che sono determinati da potenze esterne, sulle quali l'individuo non ha alcun controllo; lo sviluppo e la soddisfazione di essi hanno carattere eteronomo. Non importa in quale misura tali bisogni possano essere divenuti quelli propri dell'individuo, riprodotti e rafforzati dalle sue condizioni di esistenza; non importa fino a qual punto egli si identifica con loro, e si ritrova nell'atto di soddisfarli: essi continuano ad essere ciò che erano sin dall'inizio, il prodotto di una società i cui interessi dominanti chiedono forme di repressione... Il prevalere di bisogni repressivi è un fatto compiuto, accettato nel mezzo dell'ignoranza e della sconfitta, ma è un fatto che deve essere rimosso sia nell'interesse dell'individuo felice sia di tutti coloro la cui miseria è il prezzo della sua soddisfazione. I soli bisogni che hanno un diritto illimitato ad essere soddisfatti sono quelli vitali: il cibo, il vestire, un'abitazione adeguata al livello di cultura che è possibile raggiungere. La soddisfazione di questi bisogni è un requisito necessario per poter soddisfare tutti gli altri bisogni, sia quelli non sublimati sia quelli sublimati. Per ogni consapevolezza e coscienza, per ogni esperienza che non accetti l'interesse sociale prevalente come la legge suprema del pensiero e della condotta, l'universo costituito dei bisogni e delle soddisfazioni è un fatto che va posto in questione in termini di verità e falsità. Questi termini hanno carattere interamente storico e la loro obbiettività è storica. Il giudizio sui bisogni e sul modo di soddisfarli, sotto le condizioni date, implica dei criteri di priorità, criteri che si riferiscono allo sviluppo ottimale dell'individuo, di tutti gli individui, in relazione all'impiego ottimale delle risorse materiali e intellettuali di cui l'uomo può disporre. Queste risorse sono calcolabili. La « verità » e la « falsità » dei bisogni designano condizioni obbiettive nella misura in cui la soddisfazione universale dei bisogni vitali e, al di là di questa, la progressiva riduzione della fatica e della povertà sono criteri universalmente validi. Come criteri storici, tuttavia, non soltanto essi variano a seconda del luogo e dello stadio di sviluppo, ma possono venir definiti solamente in contraddizione (più o meno grande) rispetto ai criteri che ora prevalgono. Quale tribunale può mai pretendere di avere l'autorità di decidere? In ultima analisi sono gli individui che debbono dire quali sono i bisogni veri e falsi, ma soltanto in ultima analisi; ossia solo se e quando essi sono liberi di dare una risposta. Fintante che sono ritenuti incapaci di essere autonomi, fintante che sono indottrinati e manipolati (sino al livello degli istinti), la risposta che essi danno a tale domanda non può essere accettata come fosse la loro. Per lo stesso motivo, tuttavia, nessun tribunale può legittimamente arrogarsi il diritto di decidere quali bisogni dovrebbero essere sviluppati e soddisfatti. Qualsiasi tribunale del genere è da biasimare, benché la nostra ripulsa non elimini certo la domanda: in che modo delle persone che sono state l'oggetto di un dominio efficace e produttivo possono creare da sé le condizioni della libertà 'Quanto più l'amministrazione della società è repressiva.
Il tratto distintivo della società industriale avanzata è il modo come riesce a soffocare efficacemente quei bisogni che chiedono di essere liberati — liberati anche da ciò che è tollerabile e remunerativo e confortevole - nel mentre alimenta e assolve la potenza distruttiva e la funzione repressiva della società opulenta. Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare sino all'istupidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libertà ingannevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari.
Sotto di un tutto repressivo, la libertà può essere trasformata in un possente strumento di dominio. Non è l'ambito delle scelte aperte all'individuo il fattore decisivo nel determinare il grado della libertà umana, ma che cosa può essere scelto e che cosa è scelto dall'individuo. Il criterio della libera scelta non può mai essere un criterio assoluto, ma non è nemmeno del tutto relativo. La libera elezione dei padroni non abolisce ne i padroni ne gli schiavi. La libera scelta tra un'ampia varietà di beni e di servizi non significa libertà se questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita di fatica e di paura.
Tratto da: " La società a una dimensione". di Herbert Marcuse scuola di Francoforte.
venerdì 18 aprile 2008
LA PAURA
Genova G8, Amnesty International: "La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale"
Ancora una volta ha vinto la paura. La paura del diverso, il timore di non sapere la causa, di quella sensazione che tutte le mattine al risveglio, ci fa sentire più poveri. Ha vinto, la volontà di non mettersi in discussione, di credere a una realtà parallela senza capire, che sarebbe ora di verificare la legittimità del proprio stile di vita. Purtroppo, si è sempre più portati a deresponsabilizzarsi additando come colpevoli, chi in realtà è vittima di un sistema anti-umanità come noi. Adesso la colpa è degli estracomunitari, di chi cerca di venirsi a riprendere le briciole, di quello che attraverso le colonizzazioni prima e trattati come WTO gli sono stati rubati. Conseguenza di una globalizzazione che invece, di essere conoscenza delle diverse culture come arricchimento, è fondata su un' assurda competizione con il solo risultato di arricchire i pochi a discapito dei molti. La classica guerra fra poveri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Si perdono diritti, sono stati calcolati circa 200 milioni di schiavi nel mondo e sembra assurdo vedere che, nell' era delle democrazie e del progresso, si è più propensi a toglierli che a darli. Siamo arrivati al punto di disporre di mezzi tecnologici e scientifici, come non abbiamo mai avuto nella storia, eppure tutto ciò si traduce in un peggioramento delle condizioni di vita. Terribile. Continuano a propinarci quel numero che è il Pil, come la soluzione di ogni problema quando nonostante la crescita stiamo tutti peggio. Gli esseri umani lavoratori e consumatori in un appiattimento generale impressionante e sempre più spaventoso. A cosa serve la mia vita, a far crescere il Pil?, contribuire a distruggere l'ambiente?, o forse a rendere tutto mercificabile anche i rapporti umani? Queste dovrebbero essere le domande che ognuno di noi dovrebbe porsi. Diciamo di volere bene ai nostri figli e poi chiusi nell' egoistica cecità ci avviamo a lasciare alle generazioni future un mondo sempre più invivibile. A volte veramente mi chiedo , come è possibile che ci lasciamo illudere così tanto. Siamo più portati ad inseguire modelli irraggiungibili imposti dal sistema, che guardarci dentro e chiederci cosa ci rende felici di quello che abbiamo. A questo punto non so cosa ci riserverà il futuro, ma credo che ci imporra il prima possibile, di svegliarci da questo assopimento generale.
mercoledì 16 aprile 2008
GRAZIE...........
martedì 15 aprile 2008
Non sarà colpa nostra?
lunedì 14 aprile 2008
LETTERA ALL'OPERAIO
spero tu possa uscire da quel assopimento, ormai lungo 30 anni, che ti ha portato a perdere gran parte dei diritti acquisiti. Tu, che condividendo gli stessi ideali capitalistici, hai dato l'oppurtunità ad una persona di gestire la tua vita a suo piacimento. Inseguendo sogni , illusioni, hai perso il contatto con la vita alienando l'unica ricchezza che hai per scopi che non sono i tuoi. Spero che un giorno, tu riesca a trovare il coraggio di chiederti che senso ha la tua vita. Una domanda che nasconde parecchie insidie, vuol dire mettere in discussione se stessi, le proprie scelte e il proprio stile di vita. Una domanda che può costare anche la forza di ammettere che vivere in questo modo non ha nessun senso. Tu, avido e poco lungimirante, a tal punto da barattare diritti, costati scioperi e lotte operaie, con briciole di aumenti. Perso nei sogni, ti sei dimenticato che ogni diritto tolto è una freccia in meno nel tuo arco? Arriverà un giorno, che il datore di lavoro potrà decidere di te ogni cosa vuole e tu non potrai fare niente visto che, gli stai man mano vendendo le possibilità di difenderti. Non capisci che ti vogliono portare nel suo campo per massacrarti? Sei già forza lavoro da sfruttare fino all'ultima energia, cosa vuoi diventare? Quello che non mi spiego di te è una cosa: il perchè continui a lamentarti e poi ti comporti costantemente contro il tuo interesse. Dovresti iniziare a ragionare altrimenti è inutile lamentarsi. Il detto dice :"chi è causa del suo mal pianga se stesso. "Se dovessi essere un po' più colto capiresti che l' unica cosa che può salvarti è la solidarietà. Perfino le prime lotte operaie all' inizio dell' 800 si sono avute perchè le persone si univano, rendendosi conto che solo uniti si poteva combattere chi aveva in mano i mezzi di produzione. Voglio confidarti un' altra cosa; allora c' era la pena di morte per chi faceva sciopero. Cosa? tu adesso hai paura di perdere giornata? ma che uomo sei diventato?Ti sembra che allora stessero meglio di adesso? Forse è proprio questo il problema, stai ancora troppo bene. Preferisci attaccarti a quel poco che ti rimane anche se ti rendi conto man mano, che il tuo tenore di vita si sta deteriorando. Caro amico, devo constatare purtroppo, che il sistema è riuscito a renderti come ti voleva, fragile ed innocuo disponibile ad ogni sua richiesta! Bene, adesso ti saluto. Spero di rivederti un giorno, come punto di riferimento della storia e non, sola pedina al servizio del capitale.
domenica 13 aprile 2008
GRAZIE
Giovanni Falcone
Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.
Paolo Borsellino
INDRO MONTANELLI
Montanelli uomo di destra. A dimostrazione che la cultura fa la differenza!
LO STALLIERE DI ARCORE
di Mimmo Lombezzi
Vittorio Eroe solitario!
tu che sapesti tacere,
ed accettasti il calvario,
d'esser soltanto stalliere.
Vittorio, Eroe Resistente !
Al giudice decerebrato
tu non dicesti un bel niente !
Vittorio,
scaricati i cannoni,
tu offrivi baci
e consigli e solo carezze…
ai tuoi pony.
Vittorio,
passioni equestri
e - se capitava -sequestri…
Vittorio,
padrino verace,
che, certo, un po' uccide, ma…..tace.
Vittorio,
dalla faccia stanca,
quando beccasti 30 anni
per una “lupara bianca”...
Vittorio, ingiusto è il destino
che dedico' film e lapidi
soltanto a quel Borsellino!
Vittorio,
tu pluriomicida,
non fosti mai Giuda!
ma Guida!
poesie della seconda repubblica
TRATTO DA: MEGACHIP
sabato 12 aprile 2008
VOTO UTILE ?
venerdì 11 aprile 2008
UN MONDO MIGLIORE
PER NON DIMENTICARE
« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »
(Tratto da La notte, edizione italiana La Giuntina, Firenze, pp. 39-40)
In un momento importante, come può essere una campagna elettorale, mi sembra giusto ricordare a chi rimpiange nostalgicamente il duce, le atrocità commesse dal nazifascismo che ha causato una guerra mondiale, 60 milioni di morti e più di 100 milioni di feriti con gli occhi di chi, quei momenti li ha vissuti. Wiesel nacque a Szighet in Romania. Questa cittadina nel 1940, divenne parte dell'Ungheria e nel 1944 i nazisti deportarono gli ebrei ungheresi al campo di concentramento di Auschwitz ! Con l'arrivo al campo sua madre, e la più giovane delle sue sorelle, vennero selezionate come inabili al lavoro e mandate direttamente alle camere a gas mentre, lui e suo padre furono indirizzati al campo vicino di Auschwitz III-Monowitz un sottocampo dove i deportati, erano costretti a lavorare in un grande complesso chimico. Nel 1945 con la crescente avanzata dell' Armata Rossa i prigionieri vennerò, dopo una lunga marcia al freddo e senza cibo, trasferiti per ordine delle autorità tedesche al campo di concentramento di Buchenwald. Qui il padre stremato dalle fatiche morì ! Questa, è solo una sommaria descrizione e uno scorcio di vita. Ricordo che all'epoca dei fatti aveva solo 16 anni.
Consiglio, a chi volesse informarsi, di leggere La Notte di Elie Wiesel .
STORIA DI ORDINARIA CENSURA
Paolo Barnard
ATTENZIONE: In data 3 aprile 2008, esattamente 24 ore dopo la comparsa nel forum di Report del comunicato ‘Report censura Censura Legale – i fatti, la storia’, la redazione del programma ha chiuso il forum, nel chiaro tentativo di eludere le imminenti domande, richieste di chiarimenti o proteste dei cittadini. Si è trattato dell’ennesimo atto illiberale da parte della redazione, ultimo di una sconcertante serie, in spregio del nostro diritto costituzionalmente sancito di esprimere la nostra opinione e/o dissenso, che è alla base di ogni libertà democratica. Ti rinnovo più che mai l’invito a ritrovare l’energia per agire da cittadino/a che tutela la propria libertà di espressione e che NON TOLLERA che i cosiddetti ‘paladini’ dell’informazione libera censurino esattamente come il Sistema. Oggi il forum di Report è stato riaperto; leggi la discussione ‘Report censura Censura Legale – i fatti, la storia’ e partecipa ad essa continuativamente per mantenerla viva. SE NON LA TROVI E’ PERCHE’ LA CENSURANO A RIPETIZIONE. In quel caso scrivi a Report la tua indignazione.
Se lo ritieni un tuo interesse, fallo. Grazie. Paolo Barnard
A questo indirizzo CENSURA 'LEGALE' potete trovare tutte le informazioni riguardanti questa vicenda.
giovedì 10 aprile 2008
L' ARTE GRECA CONQUISTA L' ITALIA
Con questa piccola premessa auguriamo buona visione a tutti.
SE QUESTA SI PUò CHIAMARE LIBERTà..............
martedì 8 aprile 2008
IL DISAGIO DEI GIOVANI DI DARIO LEGGIERO E GIULIETTO CHIESA
luce.
TRATTO DA www.megachip.info
lunedì 7 aprile 2008
IL potere dei media di Noam Chomsky
Quando la maggioranza "ignorante e deficiente" sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra societa ciò significa incollarla alla televisione. Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza.
Sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno. Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto. Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo. L'industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all'anno per gioco. L'industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all'inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, "di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo piu forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali". Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo.
...
I "metodi scientifici di gestione" furono messi a punto - sempre in quegli anni (1930) - anche per interrompere gli scioperi. Si comprese che i media dovevano essere saturati con una serie di convizioni appropriate: questo sistema fu applicato a Johnstown, in Pennsylvania, durante lo sciopero dei metalmeccanici del 1936-37. L'operazione riuscì. Da allora questo metodo prese il nome di "formula di Mohawk Valley" (dove si trovava Johnstown). L'idea fu quella di inserirsi nei gruppi di scioperanti, di saturarli di propaganda attraverso i media - e le chiese - in modo tale che alla fine ognuno di loro avesse chiara in mente l'esistenza di due gruppi contrapposti: noi e loro. "Noi" erano i lavoratori che continuavano a lavorare e le loro mogli che si curavano della casa. Le schiave che per venti ore al giorno aiutavano i lavoratori. Gli "altri" erano i cani sciolti, i diversi, gli anarchici, gli elementi di disturbo, i leader sindacali, coloro cioè che cercavano di rompere l'armonia e la pace della comunità. Dobbiamo proteggerci, dicevano i "Noi", dobbiamo proteggerci dagli estremisti che cercano di disturbare la nostra armonia. Questa strategia ebbe grande successo. E questa è l'immagine dello sciopero che ancora viene propagandata e che la maggioranza condivide: rottura dell'armonia. Si guardino le immagini che delle lotte dei lavoratori danno i media, le soap opera, i film
Discorso di Pericle agli ateniesi nel 461 sulla Democrazia
Discorso di Pericle agli ateniesi nel 461 sulla Democrazia, tratto da La guerra del Peloponneso di Tucidide :
”Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ora mi chiedo dove stiamo andando?
domenica 6 aprile 2008
Tratto da "l'arte di amare" di Eric Fromm
campo del capitale come in quello del lavoro, dall'individuo alla burocrazia. Un
crescente numero di persone cessa di essere indipendente per diventare subordinato
ai direttori delle grosse imprese economiche.
Un tratto decisivo risultante da questa concentrazione di capitale, e
caratteristico del capitalismo moderno, sta nel sistema dell'organizzazione del
lavoro. Imprese vastamente centralizzate con una radicale divisione di lavoro
conducono a un'organizzazione in cui l'individuo si spersonalizza, in cui diventa un
prezioso dente dell'ingranaggio. Il problema umano del capitalismo moderno può
essere formulato nel modo seguente.
Il capitalismo moderno necessita di uomini che cooperino in vasto numero; che
vogliano consumare sempre di più; i cui gusti siano standardizzati e possano essere
facilmente previsti e influenzati. Necessita di uomini che si sentano liberi e
indipendenti, che non si assoggettino ad alcuna autorità e tuttavia siano desiderosi
di essere comandati, di fare ciò che ci si aspetta da loro, di adattarsi alla moderna
macchina priva di frizione; che possano essere guidati senza la forza, guidati senza
capi, incitati senza uno scopo, tranne quello di rendere, di essere sulla breccia, di
funzionare, di andare avanti.
Qual è il risultato? L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla
natura.
È stato trasformato in un oggetto, sente le sue forze vitali come un investimento che
gli deve dare il massimo profitto ottenibile alle condizioni di mercato del momento.
Le relazioni umane sono essenzialmente quelle degli automi, ognuno dei quali basa
la propria sicurezza tenendosi vicino al gregge e non divergendo nel pensiero, nei
sentimenti o nell'azione. Mentre ognuno prova a essere il più vicino possibile agli
altri, ognuno rimane disperatamente solo, pervaso da un profondo senso
d'insicurezza, ansia e colpa, che sempre si verificano quando la separazione umana
non può essere vinta. La nostra civiltà offre molti palliativi che aiutano la gente a
essere «coscientemente inconscia» di questa solitudine: primo fra tutti la stretta
routine del lavoro meccanico, burocratico, che aiuta la gente a restare inconscia dei
più fondamentali desideri umani, del desiderio di trascendenza e unità. Finché la
routine da sola non ci riesce, l'uomo supera la propria inconsapevole disperazione
mediante la routine dei divertimenti, della consumazione passiva dei suoni e delle
immagini offerti dall'industria del divertimento; oltre a ciò, mediante la
soddisfazione di comprare sempre nuove cose, per subito scambiarle con altre.
L’uomo moderno è in realtà vicino al quadro che Huxley descrive ne Il mondo nuovo:
ben nutrito, soddisfatto sessualmente, eppure unito solo superficialmente ai propri
simili, guidato dagli slogans di Huxley: «Quando l'individuo sente, la comunità
vacilla», oppure: «Mai rimandare a domani il divertimento che potete avere oggi»; o:
«Tutti sono felici, al giorno d'oggi». La felicità odierna dell'uomo consiste nel
«divertirsi». Divertirsi significa consumare e comprare cibi, bevande, sigarette,
gente, libri, film - tutto è consumato, inghiottito. Il mondo è un grosso oggetto che
suscita i nostri appetiti, una grossa mela, una grossa bottiglia, un grosso seno; noi
siamo i consumatori, gli uomini in eterna attesa, gli speranzosi, e gli eterni delusi. Il
nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e
consumare; tutto, sia le cose spirituali sia quelle materiali, diviene oggetto di
scambio e di consumo.
La situazione, per quanto riguarda l'amore, corrisponde al carattere sociale
dell'uomo moderno. Gli automi non possono amare; possono scambiarsi i loro
«fardelli di personalità», e sperare in uno scambio leale.